Finalmente siamo andati in missione ad esplorare la polveriera di Nobel. Come spiegato nel divertentissimo post di vlad (dove potete ammirare anche diverse foto), ci siamo un tantino persi nei boschi e le ore di luce a nostra disposizione si sono ridotte drasticamente a minuti. Diciamo che ci siamo fatti un’idea e abbiamo aggiunto uno scenario surreale in piu’ al nostro immaginario, ma ci dovremo assolutamente ritornare.

Alcune cose erano esattamente come me le immaginavo. Le porte senza stanze e le pareti orfane, gli alberi cresciuti dentro i muri e dentro le finestre, il bosco che prepotentemente si riprendeva il maltolto. Altre cose non potevo aspettarmele: un sentiero di lastricato divelto e colonnine crollate, come Fantàsia dopo il passaggio del Nulla, le casematte che ti guardavano con il loro silenzio di pietra, pezzi di roccia ferrosa residui dell’esplosione. Su tutto, il silenzio mai provato di una citta’ completamente disabitata.
Ti resta attaccato qualcosa di alchemico, ti tornano in mente le reminiscenze di cui parlava Platone. C’e’ qualcosa in quel mondo nascosto nel bosco che avevi sempre saputo pur non avendolo mai sperimentato. C’e’ una bellissima apocalisse pacificata da sessant’anni di assenza dell’uomo.