Robo

parkour

— Inviato da pinke @ 01:09

Il parkour. L'arte della fuga. L'arte di superare gli ostacoli in modo semplice e elegante.

Mi posso immaginare come David Belle si sia inventato questo passatempo immerso nel grigiore dei palazzi delle banlieues parigine degli anni ottanta. Un po' come ci raccontavano i nostri genitori (o i nostri nonni, per chi e' piu' giovane). Quando erano piccoli i giocattoli se li dovevano inventare con quello che c'era. Mi ricordo che mia mamma faceva collane di pasta e bambole con i fiammiferi.
Se vivi in carcere impari a camminare sui muri.
Per chi non ha i soldi da regalare a una plastificata palestra, la strada e' il regno per allenarsi.
I muri che ti separano dalla ville si scalano e si saltano, le impalcature per costruire le enormi case(rme) sono alberi in cui arrampicarsi. Come scimmie, o come gatti, si impara a ridere delle gabbie, si impara a scivolarne fuori con agilita' e eleganza.
E forse una volta tanto, l'importante non e' l'atterraggio, ma la caduta.

Un po' di riferimenti:

http://www.parkour.it/

http://www.leparkour.splinder.com/

http://www.le-parkour.com/ 


Intervista a Ian MacKeye

— Inviato da pinke @ 03:10


Ho trovato questa intervista a Ian MacKeye su un numero dell'anno scorso di "Barricata", la rivista della Rash di Parigi. Questa volta il mio francese ha dovuto fare il triplo salto mortale di una traduzione da una traduzione. Quindi voi dovrete essere tre volte piu' gentili a perdonarmi eventuali incomprensioni e punti oscuri. Come sempre metto anche il link al testo originale, se qualcuno vuole aiutarmi a migliorare la traduzione io sono molto contenta!

Penso pubblichero' altre cose da questa rivista, ho in ponte la traduzione di un interessante articolo sulle banlieues e altre cosette.

La prima parte e' un po' piu' fiacca, penso a causa delle domande francamente un po' imbarazzanti dei tipi. Dopo pero' sono rimasta impressionata dalla lucidita' di alcuni passaggi e da alcune piccole considerazioni non banali. Leggetevela, dice delle cose proprio belle.

Versione originale

 (Continua)

Banlieues, droni e altri mostri

— Inviato da pinke @ 20:45

Di quello che succede nelle banlieues qui in italia non se ne sa davvero niente. tutto viene filtrato con un setaccio o con un altro. Chi vive nelle banlieues diventa, a seconda dei casi, un pericolo ambulante, un povero da compatire, un soggetto rivoluzionario.

Nell'autunno del 2000 sono stata per un po' ospite in una buffa casa a Montreuil, nella banlieue est di Parigi. Mi sono rapidamente innamorata delle macerie, delle panetterie affollate, del brulicante e loschissimo mercato.  Sono tornata a Montreuil qualche anno dopo e non riuscivo a ritrovare la strada di casa. Le macerie erano diventate palazzi bianchi e hotel altissimi, neanche le strade si chiamavano piu' allo stesso modo.

Tutto il mondo e' paese, mi e' venuto da dire, pensando a Torino e a come sgrano gli occhi ogni volta che ci torno.

Quello che non cambia pero' e' la sensazione che hai quando scendi dalla metro una fermata prima, ti fai il pezzo a piedi e guardi come cambiano i contorni e le persone mentre ti avvicini alla "frontiera".

Forse e' per questo mio sentimentale attaccamento a questi quartieri che da qualche mese sto vagando per la rete in cerca di articoli e informazioni un po' credibili su quello che succede nelle banlieues, dal 2005 ad oggi. Intanto pubblico la traduzione di un articolo di liberation abbastanza recente, che da' un'idea dello stato delle cose. Un'idea, appunto.

Mi scuso per la traduzione casareccia e imprecisa. Il mio francese avrebbe bisogno di molta piu' pratica e i miei occhi dovrebbero tornare a Montreuil un giorno o l'altro. Chi vuole puo' leggersi il testo originale qui.

Se mi suggerite articoli e fonti interessanti io sono contenta!


liberation - 26 ottobre 2007

Le banlieues sotto sorveglianza dei droni

di Noel Mamere, sindaco di Begles e deputato (Verdi) di Gironde.

Mentre il Parlamento si appresta ad approvare l'emendamento ADN su una legge sull'immigrazione che annuncia la fine dei ricongiungimenti familiari e lo smantellamento del diritto d'asilo, la notizia secondo la quale il Ministero degli Interni utilizzera' dei droni per sorvegliare le banlieues rinforza il sentimento di guerra civile crescente. Il progetto nominato Elsa (engin léger pour la surveillance aérienne) e' stato presentato la scorsa settimana al Salone Milipol dedicato alla sicurezza interna. Si presenta come un volatile di un metro di larghezza e di sessanta centimetri di lunghezza, munito di telecamera.

Questo drone sara' in dotazione della polizia nazionale per sorvegliare a distanza i quartieri popolari e i cortei. Dei droni sono gia' stati utilizzati in Israele per delle missioni di controllo, ma anche per azioni militari. La loro diffusione in Francia sara' una tappa in piu' nella stigmatizzazione di una parte della popolazione, in contemporanea con la riedizione in formato tascabile del classico di Louis Chevalier: "Classes laborieuses et classes dangereuses" ("classi lavoratrici e classi pericolose", un classico del periodo coloniale ndt). Di fatto, si tratta piu' che altro di creare un clima di diffidenza verso gli abitanti delle banlieues, piuttosto che non di cercare di ridurre una violenza reale.

La metafora e' evidente: le citta' devono essere circondate da mura virtuali sotto controllo aereo permanente. La sensazione di vivere in territori sotto occupazione militare, in una sorta di colonizzazione, e' gia' stata introiettata da molti giovani figli di immigrati dopo le rivolte del novembre 2005 nel corso delle quali fu instaurato lo stato di emergenza, applicato per la prima volta dopo la guerra in Algeria. Questa sensazione rischia di uscire rinforzata dall'esibizione ostentata di questa "tecnologia del futuro" che fa sembrare 1984 di George Orwell un racconto della contessa di Segur!

I discorsi a ripetizione sul Karcher*, l'identita' della Francia, la colonizzazione positiva, le caratteristiche dell'uomo nero, le retate dentro le scuole, gli emendamenti riguardo all'ADN e l'esclusione dei sans-papiers dal ricovero d'urgenza hanno una sola logica che da mesi non smetto di combattere: trovare dei capri espiatori, stigmatizzare, mutare la questione sociale in questione razziale.

Questa logica da guerra coloniale conduce a dei drammi, come quello della morte di Chunlan Zhang Liu, Cinese sans-papiers che si e' gettata dalla finestra il 21 settembre per sfuggire a un controllo di polizia. Prima di cio', quattro altri stranieri si erano gettati dalla finestra, in due mesi, testimoniando la paura che si e' instaurata in migliaia di famiglie che non osano piu' uscire, girare, andare a lavorare, studiare a scuola... I diritti fondamentali sono stati messi in ridicolo.

I droni nelle banlieues non sono che un dispositivo in piu' in questo sistema di sorveglianza generalizzata che si sta instaurando giorno per giorno. Nella sua opera "Sorvegliare e punire", a proposito del carcere, Michel Foucault descriveva cio' che chiamava "panoptismo", un sistema nel quale il secondino, isolato nella propria torre, sorveglia i propri detenuti senza essere visto. L'effetto maggiore del panopticum: indurre nell'individuo uno stato cosciente e permanente di visibilita' che assicura il funzionamento automatico del potere; fare in modo che la sorveglianza sia continua nei suoi effetti, anche se e' discontinua nelle sue azioni; fare in modo che la perfezione del potere tenda a rendere inutile l'attuazione del suo esercizio. Foucault prosegue: "Un assoggettamento reale nasce meccanicamente da una relazione fittizia, da cui ne consegue che non e' necessario far ricorso alle maniere forti per costringere il condannato alla buona condotta, la folla alla calma, l'operaio al lavoro, lo scolaro allo studio.." Il drone e' l'applicazione modernizzata del panopticum alla citta' intera, e' un sistema di sorveglianza disciplinare generalizzata che ha come missione quella di inquadrare, controllare, mettere in riga gli individui.

La societa' di sorveglianza dei droni e il potere scientifico instaurato attraverso il dna stanno trasformando la democrazia e disegnando la societa' del futuro. Accetteremo senza resistenze questo "mondo meraviglioso" o una parte del corpo sociale vivra' con la paura addosso, confinata in un apartheid che non si fa neanche chiamare con il proprio nome? La societa' si lascera' prendere in ostaggio da uno Stato autoritario sovrastato da uno strapotere monarchico che regna su uno spazio in cui ogni individuo e' costantemente localizzato, catalogato, esaminato, registrato a sua insaputa, dove i suoi minimi movimenti sono sorvegliati da migliaia di telecamere di videosorveglianza? Questo totalitarismo soft deve essere combattuto per quello che e', la negazione dei valori che, dalla Rivoluzione francese alla Resistenza, passando per il 1848, la Comune o il Maggio del 68, hanno costruito la sola identita' nazionale che riconosco e che si legge nei tre principi scritti sui frontoni del palazzo del comune di Begles e dei 36 000 comuni della Francia: "«Liberté, Egalité, Fraternité».

Faccio appello ai sindaci dei distretti dove gli abitanti stanno per diventare l'oggetto di questa generalizzata caccia al sospettato perche' facciano rispettare questi principi dichiarando il proprio comune "zona al di fuori della sorveglianza aerea".
I droni non passeranno mai nel cielo del mio comune.

note (mie):
[* Karcher - si riferisce a una famosa dichiarazione di Sarkozy, durante i moti del 2005, in cui l'allora presidente degli interni utilizzo' come raffinata metafora un'idropulitrice (Karcher e' il nome della marca) con la quale si sarebbe dovuto ripulire le banlieues dalla "racaille" (la feccia). ]


Sensazionale scoop del Giornale

— Inviato da pinke @ 13:51

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