Nascita del mito dell'insicurezza
Sono finalmente tornata a Parigi. Pochi giorni, poco tempo per fare tutto quello che avrei voluto. Mi e' bastato solo per riempirmi di immagini e portarmi a casa un libro che sto piano piano divorando. La France a peur - une histoire sociale de l'"insécurité", di Laurent Bonelli. Ed. La Découverte, Paris 2008.
Negli ultimi mesi ho passato diverso tempo a studiare lo sviluppo economico e sociale francese dal dopoguerra in poi, per cercare di capire come sono nate le banlieues e perche'. In Italia i pochi studi che ho trovato sul tema si concentrano sempre sull'aspetto urbanistico o su quello antropologico. Dicono un po' tutti le stesse cose, scopiazzando grossolanamente l'uno o l'altro antropologo francese. Rimanevo sempre con la sensazione che mancasse qualcosa, che il discorso fosse troppo tirato per i capelli e che in fondo i passaggi non tornassero.
Questo libro e' estremamente chiaro e ha colmato diversi vuoti nell'idea che avevo iniziato a farmi della situazione. Mi si sono accese molte lampadine e ho iniziato a scrivere le prime impressioni che sono riuscita a trarne, essenzialmente storiche, forse interessanti per capire anche una serie di fenomeni che sono avvenuti (o avverranno) anche qui da noi. Il mito della sicurezza (anzi, dell'insicurezza, ribaltando efficacemente la prospettiva) in Francia e' nato molto prima che in Italia, e sebbene sono convinta che non si possano accostare troppo semplicisticamente due paesi con due tessuti e due storie cosi' diverse, ci sono cose che mi sono suonate molto familiari.
La Francia esce dalla Seconda guerra mondiale con un territorio sconvolto e devastato. I Francesi hanno fame e non hanno casa, ai margini delle città, in quelle che sono ancora le zone rurali, la gente si ammassa in vere e proprie favelas, con case di fortuna e in condizioni estremamente precarie.
